Da neologismo a sistema

Un’evoluzione culturale comincia quando una parola nuova cambia il modo in cui le persone interagiscono con la realtà.
Biosicurezza è una di quelle parole.
All’inizio poteva sembrare un vocabolo tecnico, distante, forse persino eccessivo. Poi ha cominciato a descrivere qualcosa che veterinari, allevatori e operatori riscontravano ogni giorno: il rischio infettivo non nasce solo dall’agente patogeno, ma dai vettori che gli consentono di circolare.
Aree e percorsi sporchi. Superfici, strutture e attrezzature contaminate. Procedure disomogenee. Errori ripetuti. Disinfezioni compromesse dall’assenza di una puntuale e corretta detergenza. Automezzi non gestiti al varco d’ingresso. Flussi di persone, animali e attrezzature non governati. Carenza di formazione delle risorse umane.
La biosicurezza ha dato forma a tutto questo: ha trasformato un insieme di gesti separati e atteggiamenti individuali in una logica operativa integrata e ha reso evidente che l’attenzione al dettaglio può diventare barriera sanitaria.
Unitec ha contribuito a catalizzare la biosicurezza da concetto teorico a disciplina applicata: protocolli, formazione, soluzioni applicative, metodo, verifica e responsabilità.
Perché biosicurezza non è una parola da richiamare solo nei momenti di emergenza.
È un abito mentale da indossare tutti i giorni.
Nel gioco del tris, chi guarda una sola casella perde il quadro di insieme. In allevamento, a chi guarda solo al prodotto sfugge il metodo.










