Rubrica di appunti per la detergenza professionale in allevamento
Dalla schiuma apparente al valore misurabile
Rubrica di appunti per la detergenza professionale in allevamento
Dalla schiuma apparente al valore misurabile





La domanda
Quando parliamo di biofilm siamo portati a pensare soprattutto ai microrganismi che lo costituiscono.
Tuttavia – dal punto di vista del detergente – c’è un’altra domanda altrettanto importante: perché alcune matrici associate al biofilm risultano più difficili da distaccare e allontanare dalla superficie?
La risposta non riguarda soltanto quali microrganismi sono presenti.
Un biofilm è una comunità saprofitaria organizzata protetta da una matrice extracellulare (EPS – Extracellular Polymeric Substance), la cui struttura può presentare caratteristiche fisiche e meccaniche differenti.
Anche la matrice biofilm presenta un comportamento reologico: la sua risposta viscoelastica descrive come può deformarsi sotto sollecitazione. Coesione, adesione e porosità completano il quadro delle proprietà fisiche che condizionano il comportamento della matrice durante la detergenza [1-3].
Le condizioni in cui il biofilm cresce possono inoltre modificare struttura e resistenza al distacco dalla superficie [1,2].

NOTA REGOLATORIA
DETERGERE NON SIGNIFICA DISINFETTARE
Il Regolamento (UE) n. 528/2012 (BPR) dsciplina i prodotti biocidi.
In questo FAQCheck il detergente è descritto esclusivamente per la funzione di pulizia su sporco, residui e matrice aderente.
Bagnatura e mobilizzazione dipendono dalla formulazione; disgregazione fisica, distacco e allontanamento derivano dalla combinazione tra formulazione, azione meccanica e risciacquo.
Al detergente non sono attribuite attività antimicrobiche, disinfettanti o biocide. La disinfezione costituisce un momento distinto e successivo del protocollo C&D.
Il biofilm è anche una struttura fisica complessa
Considerare il biofilm soltanto come popolazione microbica sottovaluta il ruolo della matrice e delle sue proprietà fisiche e meccaniche.
Sotto l’azione di un fluido, di una sollecitazione meccanica o di una soluzione detergente, la matrice può deformarsi, comprimersi, frammentarsi in alcune zone e rimanere fortemente aderente in altre [1,3].
Implicazione operativa. Rilevare la presenza di biofilm segnala una criticità. Comprendere struttura e comportamento reologico della matrice aiuta a interpretarne la resistenza fisica al distacco dalla superficie.
Flusso dei fluidi, disponibilità di nutrienti, tipo di superficie e le condizioni di crescita possono contribuire a modificare struttura e organizzazione del biofilm [1,2].
Condizioni dinamiche sono generalmente associate a biofilm più compatti, con caratteristiche di adesione, contenuto di matrice e resistenza al distacco differenti. Sono tendenze generali, non regole universali [1].
La domanda non è soltanto “C’È BIOFILM?” ma anche “QUALE RESISTENZA FISICA OPPONE LA MATRICE?”
VISCOELASTICITÀ
Dopo aver osservato in FAQCheck #06 il comportamento reologico del detergente, qui cambiamo prospettiva: anche la matrice biofilm presenta proprietà reologiche Molti biofilm presentano contemporaneamente una componente elastica e una componente viscosa: sotto sollecitazione la matrice può deformarsi e adattarsi prima di rompersi; a sollecitazioni più intense o prolungate assumendo un comportamento più simile a quello di un fluido [1,3].
Per chi vuole saperne di più
Modulo elastico (G’), punto di transizione, deformazione critica e tensione di snervamento descrivono diversi aspetti della stabilità meccanica della matrice biofilm.
In generale, valori più bassi di modulo elastico e del punto di transizione sono stati associati a una maggiore facilità di distacco; non esistono però soglie universali e i risultati dipendono dal metodo di misura [1].
Questa distinzione è molto importante per comprendere il comportamento fisico della matrice durante la pulizia. La letteratura distingue tra rottura coesiva, che avviene all’interno della matrice e distacco adesivo, che avviene all’interfaccia tra biofilm e superficie [1].
| ROTTURA COESIVA | Avviene all’interno della matrice. Se la forza applicata supera la resistenza interna, possono staccarsi porzioni o frammenti. Tuttavia le parti sottostanti possono rimanere aderenti alla superficie. |
| DISTACCO ADESIVO | Avviene all’interfaccia tra matrice biofilm e superficie. In questo caso vengono superate le forze che mantengono la matrice ancorata al supporto. Per una pulizia completa della superficie questo passaggio è particolarmente rilevante. |
MATRICE FRAMMENTATA NON SIGNIFICA
MATRICE COMPLETAMENTE DISTACCATA DALLA SUPERFICIE
Una superficie che appare più pulita non è sufficiente per dimostrare che l’eventuale matrice aderente sia stata completamente distaccata e rimossa.
Negli strati a contatto con la superficie può persistere, in alcuni biofilm, una porzione basale più compatta, coesa e aderente rispetto agli strati superiori [1].
Quando presente, può diventare una delle principali criticità per la pulizia: una maggiore adesione rende più difficile il distacco e una minore presenza di spazi vuoti può limitare il passaggio della soluzione detergente [1].
Un biofilm non è mai una massa completamente uniforme. La matrice può contenere pori e canalicoli attraverso i quali avviene il trasporto di acqua e sostanze. Queste strutture possono anche rappresentare vie potenziali di accesso per una soluzione detergente [1].
Porosità e distribuzione dei canalicoli non sono però distribuiti uniformemente all’interno del biofilm: alcuni studi riportano una maggiore porosità negli strati esterni e una struttura meno porosa in prossimità della superficie su cui il biofilm cresce [1].
Il distacco dipende dall’interazione tra la resistenza fisica della matrice e le condizioni del processo detergente.
| LA MATRICE PUÒ | Deformarsi Restare Coesa Aderire Limitare La Diffusione |
| IL PROCESSO DETERGENTE DEVE FAVORIRE | Bagnatura Contatto con la matrice Mobilizzazione dei residui Disgregazione della matrice Distacco e allontanamento con il risciacquo |
Il risultato della pulizia dipende dalla combinazione tra struttura della matrice, formulazione detergente, superficie, tempo, temperatura e azione fluidodinamica e meccanica [1-3].
Cosa sappiamo – e cosa non sappiamo ancora
Possiamo misurare diverse proprietà meccaniche della matrice del biofilm e comprendere meglio come contribuiscano alla sua stabilità.
Non possiamo però trasformare automaticamente un valore reologico della matrice in una precisa condizione operativa di detergenza: metodi, specie, superfici e condizioni di crescita possono produrre risultati difficilmente confrontabili [1].
In letteratura non esistono ancora correlazioni univoche tra proprietà meccaniche della matrice e parametri di processo necessari al distacco e all’allontanamento. Il valore della ricerca è comprendere le relazioni, non proporre equivalenze premature [1].
Dalla presenza di biofilm
al comportamento fisico e reologico della matrice
Rilevare la presenza e caratterizzare spessore o biomassa del biofilm è importante, ma non descrive completamente come la matrice reagisce alle sollecitazioni fisiche.
Reologia, microscopia a forza atomica e tecniche avanzate di imaging possono aggiungere informazioni su elasticità, adesione, porosità e struttura della matrice [1,3].
Questa prospettiva sposta progressivamente l’attenzione da una descrizione statica del problema a una lettura più dinamica della risposta fisica della matrice durante la detergenza. Sono però ancora necessari metodi maggiormente armonizzati e confrontabili [1,3].


Orientamento della ricerca
sul biofilm
Oltre a presenza, spessore e biomassa, tecniche reologiche e di imaging possono descrivere elasticità, adesione, porosità e risposta fisica della matrice [1,3].
Le piattaforme microfluidiche per biofilm (biofilm-on-a-chip) consentono, per esempio, di controllare il flusso, modificare lo sforzo di taglio e applicare differenti formulazioni sperimentali, seguendo nel tempo la risposta fisica della matrice [5].
Questi sistemi non rappresentano oggi uno strumento di routine per la detergenza negli allevamenti. Indicano però una direzione interessante: non limitarsi a descrivere la matrice prima e dopo il lavaggio, ma osservare come si deforma, si frammenta e si distacca durante il processo di pulizia.


Criterio guida NexClean EVO™
Sapere che in allevamento abbiamo un problema di biofilm non basta.
Riconoscere la presenza del biofilm è solo il primo passo. Una detergenza più razionale considera come si è formata la matrice, come è strutturata, quale resistenza fisica oppone, come risponde alle sollecitazioni e che cosa può rimanere aderente dopo il lavaggio.
| CRITICITA’ | IMPLICAZIONE OPERATIVA |
|---|---|
| IN QUALI CONDIZIONI SI È FORMATA? | Flusso dei fluidi • superficie • condizioni di crescita • sforzi di taglio |
| COME È STRUTTURATA? | Matrice EPS • porosità • compattezza • eventuale strato basale |
| QUALE RESISTENZA FISICA OPPONE? | Viscoelasticità • coesione • adesione |
| COME RISPONDE ALLE SOLLECITAZIONI? | Deformazione • rottura coesiva • distacco adesivo |
| COSA RIMANE ADERENTE/RESIDUA? | Residui di matrice • eventuale strato basale • superficie da predisporre alla successiva disinfezione |
PROMEMORIA FAQCheck
SAPERE CHE IN ALLEVAMENTO ABBIAMO UN PROBLEMA DI BIOFILM NON BASTA
La presenza identifica la criticità. Struttura e proprietà meccaniche aiutano a capire come la matrice può resistere al distacco. La detergenza agisce su sporco e matrice aderente. La disinfezione è sempre una fase successiva e distinta del protocollo C&D.
Vuoi capire non soltanto se il biofilm è presente, ma perché la sua matrice può essere difficile da distaccare e allontanare dalla superficie?
Biosicurezzaweb
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