Le api sono creature straordinarie, dotate di un’intelligenza collettiva e di una capacità di adattamento sorprendenti. Qualche ricercatore ha punteggiato il loro QI scoprendo che rivaleggia con quello di riconosciuti geni dell’umanità come Albert Einstein e Stephen Hawking, qualche altro invece ha conteggiato i loro neuroni, terminando il computo alla concentrazione di 2 milioni per milligrammo di materia grigia.
Le api comunicano, memorizzano, si orientano nell’ambiente, cooperano, sono resilienti e posseggono un innato senso per la cura dell’igiene che nelle covate gerarchicamente più evolute e resistenti agli attacchi di patogeni e parassiti è un evidente imprint genetico che rappresenta un vero e proprio meccanismo di difesa social1: non a caso, le api operaie neonate – per arrampicarsi sui primi gradini della scala sociale dello sciame – devono dedicare i primi 3 giorni di vita dopo la schiusa a pulire le cellette in cui sono nate per consentire all’ape regina di riutilizzarle per la deposizione delle uova della successiva covata.
L’ape operaia che svolge le attività di pulizia, prevenzione delle muffe e controllo degli agenti patogeni in un alveare può essere effettivamente considerata come la prosopopea del medico veterinario che, nell’esercizio delle proprie prestazioni, contrasta l’insorgenza di malattie, previene l’ingresso di nuovi agenti patogeni, gestisce in regime di biosicurezza l’ambiente professionale, controlla il rischio di infezioni nosocomiali, scongiura la trasmissione di zoonosi dall’animale all’uomo e argina la diffusione dell’antibioticoresistenza… soprattutto quando il veterinario idealmente veste i panni dell’Ape Turchese, colore simbolo della protezione che riassume sinteticamente tutte le attività che nella pratica ambulatoriale sono quotidianamente svolte a tutela della Salute Animale.
In qualsiasi struttura veterinaria (ambulatorio, clinica, ospedale didattico) l’assenza di un protocollo di biosicurezza razionale perché mirato al controllo di specifici punti critici; efficace perché sostenuto dall’impiego di detergenti e biocidi a dimostrato spettro d’azione e comprovata sicurezza d’impiego ed efficiente perché oggettivato da una valutazione di rapporto costo/beneficio, rischia di vanificare gli sforzi del medico veterinario nella prevenzione e nella cura delle principali patologie di cani o gatti sostenute da patogeni quali adenovirus (canine), Bordetella, calicivirus, Chlamydophila, cimurro, Leptospira, Microsporum, parvovirus, coronavirus, Salmonella… con un elenco di pericoli pubblici n. 1 inevitabilmente destinato ad allungarsi dopo l’inclusione anche di tutti i patogeni MDR (Multi-Drug-Resistant).
In questo contesto assumono particolare rilievo le infezioni nosocomiali (ICA) che spesso sono la conseguenza diretta di un’effrazione del protocollo di biosicurezza e delle buone prassi comportamentali stabilite dal Direttore Sanitario con impatto negativo di natura finanziaria, sociale e ambientale per l’intera struttura organizzativa: personale, pazienti e clienti, con perdita di credibilità professionale in caso di recensione negativa condivisa online o della necessità di un nuovo intervento terapeutico a causa di un enterite o di una sindrome respiratoria contratta nel corso del periodo di degenza post-operatorio.2 Secondo alcuni studi, in ambito ospedaliero e/o ambulatoriale, fino al 70% dei casi di infezione nosocomiale sono prevenibili grazie a un protocollo di biosicurezza meticolosamente pianificato e puntualmente applicato: anche una modesta riduzione del rischio (es. 10%) offre un rapporto costo/beneficio estremamente allettante per l’effetto su salute degli animali, risparmio sugli oneri economici della struttura, soddisfazione del proprietario e benessere degli operatori sanitari per la mitigazione del rischio di burnout.3 La diffusione dell’antibioticoresistenza rappresenta una delle principali minacce per la salute pubblica e animale. L’abuso o l’uso improprio degli antibiotici negli animali da compagnia possono favorire lo sviluppo e la diffusione di ceppi batterici resistenti, compromettendo l’efficacia degli antimicrobici anche nell’uomo. In questo contesto, le misure di igiene e disinfezione rivestono un ruolo fondamentale nel contenimento della diffusione di patogeni antibiotico-resistenti nelle strutture veterinarie.4
Infine, l’esposizione alla potenziale trasmissione di agenti zoonosici dall’animale all’uomo rappresenta un rischio professionale per medici e tecnici veterinari spesso sottovalutato soprattutto in termini di conformità nell’adozione di dispositivi di protezione individuale5, oltre a costituire un’ulteriore significativa preoccupazione per la Sanità Pubblica. Patogeni come Leptospira possono essere veicolati dagli animali domestici alle persone attraverso il contatto diretto o indiretto, mettendo a rischio la salute umana. Anche in tali circostanze, le procedure di igiene e disinfezione sono cruciali per spezzare la catena del contagio e proteggere la salute sia degli animali che delle persone.

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Il Tempo della Biosicurezza bussa alle porte della struttura veterinaria: occorre riposizionare il concetto di cura delle patologie animali e ragionare in termini di tutela della salute animale. Non è solo una questione semantica: in realtà questo avvicendamento lessicale cela un’evoluzione culturale, educativa e organizzativa di ampio respiro e di notevole impatto per l’intera categoria professionale veterinaria, in primis lo specialista della clinica degli animali di compagnia sollecitato a condividere gli assiomi della Medicina One Health con il Consumatore.
In questo scenario il nuovo portale della biosicurezza pet.biosicurezzaweb.net ispirato dal ronzio dell’Ape Turchese si prefigge di offrire supporti informativi e risorse documentali per responsabili e operatori delle strutture veterinarie basati su una consolidata esperienza di campo maturata in oltre 25 anni di attività aziendali impegnati da Unitec Hub One Health nella pianificazione e nell’applicazione di capitolati di pulizia, detergenza e disinfezione per assicurare anche nella struttura veterinaria un gradiente igienico-sanitario ottimale per l’esercizio professionale, la degenza gli animali e l’afflusso di visitatori. In particolare, il portale offre l’opportunità di formazione continua sull’impiego corretto di sistemi biocidi come Virkon®S Pet Professionist, fornendo ai professionisti le competenze necessarie per garantire la massima efficacia delle strategie di prevenzione ambientale nel contrasto alle infezioni nosocomiali, nella limitazione del rischio occupazionale correlato alla trasmissione di agenti zoonosici e nell’ottimizzazione dell’uso prudente degli antibiotici.
Perché curare l’ambiente protegge.
Tutti. Sempre.

  1. Boutin S, Alburaki M, Mercier PL, Giovenazzo P, Derome N. Differential gene expression between hygienic and non-hygienic honeybee (Apis mellifera L.) hives. BMC Genomics. 2015;16(1):500. doi:10.1186/s12864-015-1714-y
  2. Stull JW, Weese JS. Hospital-associated infections in small animal practice. Vet Clin North Am Small Anim Pract. 2015;45(2):217-v. doi:10.1016/j.cvsm.2014.11.009
  3. Harbarth S, Sax H, Gastmeier P. The preventable proportion of nosocomial infections: an overview of published reports. J Hosp Infect. 2003;54(4):258-321. doi:10.1016/s0195-6701(03)00150-6
  4. Weese JS, Giguère S, Guardabassi L, et al. ACVIM consensus statement on therapeutic antimicrobial use in animals and antimicrobial resistance. J Vet Intern Med. 2015;29(2):487-498. doi:10.1111/jvim.12562
  5. Kinnunen PM, Matomäki A, Verkola M, et al. Veterinarians as a risk group for zoonoses: exposure, knowledge and protective practices in Finland. Saf Health Work. 2022;13(1):78-85. doi:10.1016/j.shaw.2021.10.008
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